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Professione infermieristica: identità, valore e futuro in Italia

La mia riflessione personale sulla professione infermieristica

Molte volte mi sento dire: “Ah, fai l’infermiere? Pulisci i culi… sei l’assistente del medico”. Oppure sento colleghi — giovani e meno giovani — parlare del nostro come un mestiere, e non come una vera professione infermieristica.
E tutto questo mi fa arrabbiare. Mi fa arrabbiare sapere che in tanti Paesi gli infermieri guadagnano il doppio, se non il triplo, svolgendo lo stesso identico ruolo.
Potrei elencare all’infinito le cose che mi fanno arrabbiare, e mi arrabbio proprio perché questo lavoro mi piace, ci tengo davvero.
È per questo che ho deciso di scrivere questo articolo: perché credo che sia il momento di parlarne apertamente.


Chi è davvero l’infermiere? Ruolo reale nella professione infermieristica

Quando si parla di infermieri, molti continuano a immaginare una figura di “supporto”, qualcuno che assiste il medico, che svolge compiti pratici, quasi un ruolo subordinato. C’è ancora chi pensa che l’infermiere sia “quello che fa i lavori sporchi”, un mestiere utile ma non pienamente valorizzato.

Ma questa immagine non solo è superata: è completamente lontana dalla realtà.

L’infermiere è un professionista sanitario laureato, con un proprio campo di competenza, autonomia decisionale e responsabilità ben definite. Ed è arrivato il momento di ricordarlo — non per orgoglio di categoria, ma per la verità dei fatti e per dare alla professione infermieristica il riconoscimento che merita.


Professione e non “mestiere”: cosa significa oggi essere infermieri

La formazione infermieristica non è improvvisazione: richiede una laurea, un esame abilitante e l’iscrizione all’Ordine. Le leggi che guidano la professione — come la 42/99 e la 251/2000 — hanno definitivamente chiarito che l’infermiere non è esecutore, non è subordinato e non è un assistente “che semplicemente applica”.

L’infermiere:

  • valuta i bisogni della persona;
  • pianifica e gestisce l’assistenza;
  • compie scelte cliniche coerenti e responsabili;
  • collabora con l’équipe, ma con una propria autonomia professionale.

Ridurre tutto questo a un “mestiere” è un errore concettuale che svaluta una delle professioni più complesse e centrali del sistema sanitario.


Una professione infermieristica, mille volti

Essere infermiere significa poter lavorare in decine di contesti diversi, perché la professione infermieristica è estremamente articolata. L’infermiere può operare:

  • in reparti specialistici (medicina, chirurgia, urgenza, TI, sala operatoria);
  • in strutture private, RSA, case di cura;
  • nell’assistenza domiciliare, nelle carceri, nelle comunità, nelle navi da crociera;
  • in servizi di emergenza e in contesti extraospedalieri;
  • come dipendente o come libero professionista.

C’è l’infermiere clinico, quello organizzativo, quello di ricerca, quello dedicato alla formazione, quello specializzato in aree ad alta complessità.

Non esiste “l’infermiere tipo”: esiste un mondo professionale con competenze e ruoli molto diversi tra loro. Una ricchezza che ancora oggi viene poco riconosciuta.


La responsabilità della professione infermieristica dietro la divisa

Spesso l’esterno non percepisce il peso della responsabilità che ogni infermiere affronta nel suo turno di lavoro. Non si tratta solo di assistenza: si parla di gestire terapie, rilevare parametri critici, riconoscere segni di peggioramento, intervenire in emergenze, prevenire complicanze.

In molti contesti — dalla terapia intensiva al pronto soccorso — un errore può avere conseguenze gravi. E proprio perché la professione è autonoma, l’infermiere risponde personalmente delle proprie decisioni.

Responsabilità vera, che merita rispetto vero.


Dagli “eroi del Covid” al silenzio: un riconoscimento mai completato

Durante la pandemia tutti parlavano degli infermieri come “eroi”. Applausi dai balconi, ringraziamenti, promesse di cambiamento.

Poi? Con il ritorno alla normalità, tutto si è affievolito.

Il grazie non si è tradotto in:

  • condizioni di lavoro migliori;
  • adeguamenti salariali reali;
  • valorizzazione sociale;
  • investimenti nella professione.

Molti colleghi si sono ritrovati punto e a capo, con carichi di lavoro pesanti, stipendi spesso insufficienti e una percezione pubblica che è tornata a sottovalutare la professione.


Un sistema in difficoltà: pochi infermieri, tanta domanda

L’Italia ha un numero di infermieri significativamente più basso rispetto ad altri Paesi europei. La carenza di organico è evidente in molti reparti e servizi, e questo genera:

  • turni massacranti;
  • stress professionale;
  • colleghi che lasciano il lavoro o cambiano settore;
  • difficoltà nel garantire assistenza di qualità.

A tutto questo si aggiungono retribuzioni che spesso non riflettono né le responsabilità né la complessità del ruolo.

È un paradosso: servirebbero più infermieri, ma le condizioni non incentivano né i giovani a entrare, né i professionisti a restare.


Divisioni interne: dipendenti vs liberi professionisti

All’interno della professione convivono percorsi diversi: chi lavora come dipendente e chi come libero professionista. Due mondi con vantaggi e svantaggi diversi.

A volte queste differenze creano distanze inutili:

  • “Tu hai ferie e tutele.”
  • “Tu guadagni di più ma hai più rischi.”
  • “Tu sei stabile.”
  • “Tu sei più libero.”

Questa frammentazione, però, indebolisce l’intera categoria. In un sistema sanitario in difficoltà, l’unione è essenziale. Serve una voce comune, forte e coesa.


Il futuro della professione infermieristica: dignità, riconoscimento e unità

Per migliorare davvero la condizione degli infermieri serve un progetto chiaro:

  • valorizzazione economica e contrattuale proporzionata alle responsabilità;
  • più personale per rispondere ai bisogni di salute di una popolazione che cambia;
  • riconoscimento delle diverse specializzazioni e competenze;
  • collaborazione interna e orgoglio professionale.

La verità è semplice: senza infermieri, il sistema sanitario non esiste.


Conclusione: essere infermiere non è un mestiere — è una missione professionale

Se ancora oggi sentiamo frasi come “sei un aiutante”, “sei un esecutore”, “fai un mestiere umile”, allora qualcosa, nella comunicazione alla società, non ha funzionato.

Gli infermieri sono professionisti formati, responsabili, autonomi. Sono coloro che accompagnano le persone nei momenti più delicati della loro vita. Sono quelli che, in ogni turno, si fanno carico della salute, della fragilità, dell’urgenza.

E meritano — meritiamo — rispetto, dignità e un riconoscimento concreto, non simbolico.

Non applausi, ma tutele.
Non retorica, ma fatti.
Non etichette, ma valore per la professione infermieristica.

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