Quanto di noi stessi siamo disposti a sacrificare per il lavoro che amiamo?
È questa la domanda da cui prende vita GAMAN, un cortometraggio indipendente ideato da Margherita Zollia e Benedetta Franciotti, studentesse dell’ultimo anno di Video Design allo IED di Milano. Il progetto nasce dall’osservazione di una realtà che migliaia di professionisti sanitari conoscono bene: la necessità di trovare ogni giorno un equilibrio tra coinvolgimento emotivo e distacco professionale.
Nel panorama infermieristico si parla spesso di resilienza, ma esiste un termine giapponese che racchiude in modo ancora più profondo questa condizione: gaman (我慢). Indica la capacità di affrontare situazioni difficili e dolorose mantenendo autocontrollo, equilibrio e dignità. Non è una rinuncia passiva, ma una forma di resilienza silenziosa, fatta di disciplina e contenimento. È proprio questa capacità di sopportare senza mostrare il proprio dolore ad aver ispirato il titolo e il cuore del cortometraggio.
La storia segue Elena, un’infermiera trentenne che lavora in un reparto di oncologia pediatrica.
Ogni giorno assiste bambini e famiglie cercando di mantenere quel delicato equilibrio tra empatia e professionalità che il suo lavoro richiede. Per proteggersi ha costruito una routine fatta di piccoli rituali e confini ben definiti tra il reparto e la vita privata, convinta che sia l’unico modo per continuare a svolgere il proprio lavoro senza esserne sopraffatta.
Questo equilibrio, però, viene progressivamente messo alla prova da una serie di eventi che la costringeranno a confrontarsi con emozioni rimaste troppo a lungo inascoltate. Attraverso il suo percorso, GAMAN affronta temi come il trauma secondario, il lutto, il burnout e la difficoltà di conciliare la propria identità personale con quella professionale, raccontando quanto possa essere sottile il confine tra il prendersi cura degli altri e il dimenticarsi di sé.
Il benessere psicologico degli operatori sanitari continua infatti a essere un tema ancora troppo poco discusso. Infermieri, medici, OSS e tutti i professionisti della salute affrontano quotidianamente situazioni emotivamente complesse, diventando spesso il punto di riferimento non solo dei pazienti, ma anche delle loro famiglie. Il peso della sofferenza, delle perdite e delle responsabilità non termina con la fine del turno di lavoro, ma spesso accompagna chi cura anche nella vita privata.
In questo contesto, sviluppare strategie di difesa emotiva rappresenta una risposta naturale. Tuttavia, ciò che inizialmente protegge può trasformarsi, con il tempo, in una barriera che impedisce di vivere pienamente le proprie emozioni.

È proprio questo il confine che GAMAN desidera esplorare: il momento in cui una difesa smette di essere una risorsa e diventa una gabbia.
Anche il linguaggio cinematografico segue questa filosofia. La regia sceglie la sottrazione anziché l’enfasi. Il dolore non viene mostrato direttamente: i bambini, la malattia e i momenti più drammatici restano fuori campo, evocati attraverso dialoghi, suoni e silenzi. La macchina da presa mantiene uno sguardo discreto ed empatico, lasciando che siano gli spazi, le attese e le assenze a raccontare ciò che i personaggi non riescono a esprimere.
Una volta completato, GAMAN punta a intraprendere un percorso nei festival cinematografici nazionali e internazionali, ma anche nelle scuole, nei centri culturali e nei contesti dedicati alla formazione sanitaria, con l’obiettivo di aprire una riflessione sul benessere psicologico di chi lavora nella cura.
Il progetto affonda inoltre le proprie radici nel territorio del Friuli Venezia Giulia grazie alla collaborazione di numerose realtà locali, collaborazioni che dimostrano come il cinema indipendente possa diventare anche uno strumento di valorizzazione culturale e sociale del territorio.
Le riprese sono previste per settembre 2026. Come molte produzioni indipendenti, però, anche GAMAN ha bisogno del sostegno del pubblico per poter diventare realtà. Chiediamo aiuto per sostenere i costi indispensabili di produzione (dal noleggio delle attrezzature, ai trasporti, ai costumi e alla post-produzione).
Per questo è stata avviata una campagna di crowdfunding su GoFundMe.
L’obiettivo non è soltanto raccogliere i fondi necessari alla realizzazione del cortometraggio, ma costruire una comunità di persone che credono nell’importanza di raccontare il lato più umano delle professioni sanitarie e di dare spazio a un tema che troppo spesso rimane in secondo piano.
Se anche voi pensate che il benessere psicologico di chi ogni giorno si prende cura degli altri meriti maggiore attenzione, potete sostenere GAMAN con una donazione oppure contribuire condividendo la campagna. Anche un piccolo contributo può fare la differenza e aiutare a trasformare questa storia in un film capace di dare voce a migliaia di professionisti sanitari.
Per sostenere il progetto è possibile donare attraverso la campagna ufficiale su GoFundMe
Ogni gesto di sostegno rappresenta un investimento non solo in un’opera cinematografica indipendente, ma anche in un racconto che vuole ricordare quanto sia importante prendersi cura di chi, ogni giorno, si prende cura di tutti noi
Grazie,
Benedetta e Margherita
Scritto da: Margherita Zollia, Benedetta Franciotti
